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Contrastare lo stato di emergenza e programmare il futuro, una occasione storica

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Siamo in una transizione tra le due fasi della pandemia da Covid-19: dalla fase 1, in cui è stata gestita l’emergenza socio-sanitaria, stiamo passando alla fase 2, non meno cruciale per il destino di questo territori, della nostra città.
Nel periodo precedente, non vivevamo una situazione di sofferenza cronica. Latina, infatti, era già afflitta da una serie di problemi strutturali che hanno determinato negli ultimi decenni un progressivo impoverimento del territorio in termini di produttività e, soprattutto, in termini di opportunità per i suoi cittadini. Le risultanti sono state da una parte una progressiva emigrazione in cerca di certezze per il futuro, dall’altra un blocco quasi totale dell’ascensore sociale.
Non è il momento di evidenziare di chi è la colpa, qual è stata la situazione ereditata dal 2016 ad oggi, cosa è stato fatto, cosa invece è venuto a mancare. Nel 2021 ci saranno le elezioni e avremo modo e tempo per parlarne in maniera approfondita.
Credo che invece questo sia il momento per costruire una cornice di senso politico intorno alle azioni da mettere in campo, tutti insieme, per contrastare lo stato di emergenza socio economica che si va delineando ogni giorno sempre di più.
L’amministrazione comunale, nel senso più pieno del termine quindi maggioranza e opposizione, deve trovare gli strumenti più idonei per rispondere al grido di aiuto dei cittadini nell’immediato. Non trascurando gli aspetti progettuali, e programmatici, per strutturare risposte che possano rimettere in moto una macchina ferma da ben prima del coronavirus.
Ogni crisi, anche la più nera, nasconde un’occasione. E l’occasione per il nostro territorio è quella di uscire da una sclerotizzazione che ci paralizza da qualche decina d’anni.
Da una parte, quindi, è necessario attivare quelle azioni amministrative che possano favorire nel breve termine una ripresa delle attività momentaneamente sospese. Come?
Si deve valutare la possibilità di limitare il più possibile le imposte comunali, portando questo tema nei luoghi più opportuni. Fino al governo, se ce ne fosse bisogno. La concessione di spazi pubblici a titolo gratuito per le attività di bar, pub, ristorazione e commerciali, al fine di garantire la più ampia fruizione possibile.
Un altro tema importante riguarda l’infanzia.
Abbiamo riscoperto l’imprescindibile funzione sociale di scuole ed asili. Si devono studiare soluzioni alternative anche per tutti quei genitori lavoratori che, con mille difficoltà logistiche ed economiche, ricominceranno la loro attività quotidiana.
Nessuno deve essere costretto a rinunciare al proprio lavoro in assenza delle strutture dedite ad accogliere i bambini.
Il babysitteraggio non può essere una soluzione valida per tutti, soprattutto per i costi che scaverebbero ancora di più un solco, creando ulteriori diseguaglianze. Gli asili nido vanno sostenuti per la funzione importantissima che svolgono.
Ci sono, inoltre, da considerare tutte quelle attività sportive, culturali e/o ricreative che al momento non vedono orizzonti possibili. Una interlocuzione sostenuta e proficua deve essere messa in campo con la Regione Lazio ed il Governo. Questo mondo è un consistente settore economico che troppo spesso viene trascurato e che invece occupa centinaia di persone. Penso, ad esempio, alle scuole di danza che ad oggi non hanno idea di come potranno gestire la ripartenza.
Ogni azione, politica e amministrativa, deve andare nella direzione di non produrre nuove diseguaglianze, al contrario.

Nel medio lungo termine abbiamo da fare proposte, con il coinvolgimento del tessuto produttivo e delle parti sociali. Ridefiniamo gli assi di sviluppo del territorio, le energie di cui disponiamo devono essere messe a sistema. Proponiamo, ad esempio, una spinta forte verso la creazione di reti di impresa. Anche il tema della digitalizzazione del mondo aziendale, la scoperta di nuove modalità lavorative (smart working) non può essere tralasciato. Nuovi scenari si aprono, oggi le infrastrutture informatiche devono essere ammodernate in tutto il territorio per non creare, ancora una volta, diseguaglianze in termini di opportunità. Una funzione condivisa della città intera che tenga conto delle proprie vocazioni naturali e di quelle acquisite.

L’agricoltura di alto profilo ed il polo farmaceutico devono fungere da traino.
L’Università deve contribuire al rilancio di un territorio, attraverso percorsi virtuosi di contatto tra ricerca e produzione.
Una possibile vocazione può essere quella sanitaria, con infrastrutture sociali che necessitano di investimenti importanti.
Una battaglia va condotta pe riconnetterci al mondo.
Oggi il nostro isolamento è totale: fuori da qualsiasi collegamento veloce ed efficace con il mondo. Un Hub ferroviario per l’alta velocità potrebbe essere una istanza condivisa da mettere su più tavoli.
Francesco Giri, segretario LBC