home Damiano Coletta La cultura, passaporto per il futuro

La cultura, passaporto per il futuro

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“Con la cultura non si mangia” fu un’uscita infelice dell’allora ministro Tremonti.

Sono passati decenni ma in Italia il concetto è rimasto più o meno quello: la cultura come merce e non come bene comune, come strumento di crescita, di affrancazione, di contrasto alle povertà, alle solitudini. In questi giorni la sindaca ha annunciato di voler candidare Latina come “Capitale della Cultura Italiana 2026” e ha avviato una ricognizione (con tempi invero molto stretti) delle realtà interessate al progetto.

Iniziativa lodevole e interessante che contrasta un po’ nella sostanza con la formazione della Giunta dalla quale l’Assessorato alla Cultura è sparito e si è vagheggiato di un mandato a costo zero per iniziative culturali non ben precisate a persona senza specifiche competenze in merito.

Niente assessore, niente retribuzioni per il mandato.

Il depauperamento del concetto di cultura e la totale assenza di politiche culturali. Perché se leggiamo le linee di mandato della sindaca, alla cultura vengono riservate una manciata di righe.

Eppure ora questa Amministrazione può raccogliere i frutti di un lunghissimo lavoro: teatro e biblioteca riaperti, il Garage Ruspi quasi ultimato, i fondi per la rigenerazione urbana che doterà la città di altre infrastrutture culturali che potranno finalmente dar vita a un ecosistema culturale moderno così come sta avvenendo in altri Paesi che dopo la pandemia hanno sposato il concetto di welfare culturale: città moderna alla cultura deve assegnare anche un ruolo sulla salute delle persone. Perché questo fanno le arti: spezzano catene, aprono menti, infondono benessere, pacificano, stimolano, aggregano, includono, supportano.

È vero che non c’è stato molto tempo per organizzare gli eventi dell’estate. Ma la filiera tanto sbandierata avere potuto essere d’aiuto per organizzare eventi per tutta la città?

Cosa vuol dire “estate all’insegna del divertimento” se la maggior parte degli abitanti non ne potrà usufruire per tipologia e location? Il centro – che tanto si vorrebbe “rianimare” – è rimasto escluso da ogni evento.

Voglio ricordare gli oltre 60 eventi a stagione che venivano fatti in estate all’Arena Cambellotti e nei giardini del Comune; gli eventi “Notte Bianca” con i concerti di Calcutta e di Achille Lauro…vere e proprie notti bianche con grandissima partecipazione della città e di tutti i commercianti del centro.

Ecco, questo serve alla città ora che ci sono soldi e sedi: una visione culturale inclusiva, al di là delle ideologie.